Perché le sanzioni contro la Russia sono un rischio per la crisi del gas

Perché le sanzioni contro la Russia sono un rischio per la crisi del gas

Un solo accenno all’ipotesi di sanzioni contro la Russia è bastato per far aumentare i futures sul gas europeo: quale legame tra le possibili ritorsioni e la crisi energetica? Cosa rischia l’Europa.
I futures sul gas naturale europeo sono balzati al solo accenno di un rischio di nuove sanzioni internazionali contro il principale fornitore, la Russia, in caso di invasione dell’Ucraina.

C’è molta attesa per la telefonata tra Joe Biden e Vladimir Putin, con la quale il presidente USA intede mettere in guardia Mosca sulle ritorsioni pronte a scattare se ci fossero mosse ostili e aggressive dell’esercito russo sul territorio ucraino.

Il rischio che si sta correndo non è solo di una guerra vera e propria nel cuore europeo. A preoccupare sono anche le possibili conseguenze sulla già grave crisi europea del gas. I prezzi, infatti, si sono nuovamente impennati al crescere della tensione.

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Si complica lo scenario della crisi energetica scoppiata nel vecchio continente a corto di gas, ora che sta anche arrivando l’inverno più rigido.

L’aumento della tensione Russia-Ucraina-USA, infatti, si aggiunge alle preoccupazioni esistenti per le forniture russe all’Unione europea, che sono già state drasticamente ridotte negli ultimi mesi.
“I consumatori dell’UE non stanno ottenendo nessuna pausa dai prezzi elevati del gas”, ha affermato Ole Hansen, capo della strategia delle materie prime presso Saxo Bank A/S. “Il mercato è ancora una volta coinvolto negli sviluppi geopolitici con le preoccupazioni sui confini ucraini che aumentano la prospettiva di ulteriori sanzioni contro la Russia”, ha aggiunto l’esperto.

Il gas olandese oggi è stato scambiato fino a 96,75 euro al megawattora alle 10.44 ad Amsterdam, mentre il contratto del Regno Unito ha guadagnato il 7,1% a 246,51 pence a therm.

I prezzi sono diminuiti rispetto al record di ottobre, ma analisti e trader si aspettano che i futures rimarranno alti durante l’inverno poiché le scorte del continente sono ai minimi di oltre 10 anni.

Sebbene tutti gli attori coinvolti in questa situazione tesa in Ucraina auspichino una soluzione diplomatica, il rischio di un’escalation non è da escludere.

Un funzionario USA ha dichiarato, come riportato da Financial Times:

“Per quanto riguarda le sanzioni finanziarie, abbiamo avuto intense discussioni con i nostri partner europei su cosa faremmo collettivamente in caso di un’importante escalation militare russa in Ucraina”

La misura più severa possibile – l’esclusione dal sistema bancario Swift – renderebbe difficile per l’Europa acquistare petrolio e gas che forniscono gran parte dell’energia del continente.

Si teme, inoltre, una strumentalizzazione dell’arma energetica da parte di Mosca. Anche se la dipendenza energetica non è univoca: se l’Europa importa il 41% del gas dalla Russia, quest’ultima esporta il 73% della sua risorsa nel vecchio continente. Il vantaggio economico, quindi, non è trascurabile per Mosca.

La soluzione diplomatica rimane la preferibile. Anche per evitare ripercussioni ulteriori sugli alti prezzi del gas europeo.

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