Criptovalute: in Russia resta l’incognita sui divieti

Criptovalute: in Russia resta l’incognita sui divieti

In Russia il parlamento e la banca centrale si mostrano in disaccordo circa la normativa da adottare nei confronti delle criptovalute. Cosa sta succedendo?

In Russia la messa al bando delle criptovalute e di ogni attività a esse correlata è tutt’altro che scontata: nelle ultime settimane la Banca Centrale di Russia ha evidenziato in più occasioni l’effetto negativo che l’adozione di Bitcoin e degli altri crypto asset rischia di avere sull’economia russa, e ha chiesto al governo di Vladimir Putin di valutare l’introduzione di divieti specifici. Tuttavia l’esecutivo e gran parte della Duma si sono mostrati riluttanti all’idea di vietare uno strumento sempre più diffuso tra gli utenti, e che può essere una buona carta da giocare a livello mondiale.

Recentemente anche un’eminente società di rating statunitense ha espresso la propria opinione sul tema: si tratta di Fitch Ratings, secondo la quale le proposte della Banca Centrale di Russia ostacolerebbero la diffusione di tecnologie in grado di perfezionare l’attuale sistema finanziario.
Russia: prosegue il braccio di ferro tra governo e banca centrale
In questi giorni la Banca Centrale di Russia ha rincarato la dose contro i crypto asset, e ha chiesto al legislatore di valutare l’imposizione di divieti draconiani sulla negoziazione di valute digitali, sull’attività dei miner, e sull’offerta di prodotti e servizi Blockchain da parte di banche e intermediari finanziari russi. Si rammenta che in un precedente intervento, i portavoce della banca centrale avevano negato di voler seguire l’esempio della Cina, in quanto non era loro interesse rendere illegale il possesso delle criptovalute.
Ciononostante, il presidente Vladimir Putin non si è mostrato propenso a seguire le raccomandazioni della banca centrale, dato che i divieti sulle crypto minerebbero i diversi primati che il suo Paese detiene in materia di adozione e crypto mining: stando ad alcune statistiche diffuse dall’azienda singaporiana di analisi e servizi crittografici Triple A, quasi il 12% dei russi detiene criptovalute e prende parte al trading online sugli exchange. A dicembre l’agenzia di stampa governativa russa TASS riportava che nel 2021 si erano investiti oltre 5 trilioni di rubli nel mercato delle criptovalute. Parlando invece dell’attività estrattiva, la Russia è la seconda nazione al Mondo per livelli di hashrate, dietro a Kazakistan e USA.

Sulla base di quanto comunicato dall’emittente russa RBC, il Ministero delle Finanze russo starebbe lavorando, sotto indicazioni del governo, a un disegno di legge per consentire la negoziazione degli asset crittografici all’interno di piattaforme istituzionali, al fine di tenere traccia dei movimenti eseguiti dai trader. I funzionari del Ministero hanno affermato che l’introduzione di divieti sul trading può determinare la nascita di un mercato parallelo molto difficile da tracciare, la cui capitalizzazione supererebbe il trilione di rubli.
L’opinione di Fitch su divieti russi e rublo digitale
Come anticipato, anche la società di rating Fitch ha manifestato scetticismo riguardo l’effetto benefico dei divieti sulle crypto proposti dalla Banca Centrale di Russia.

Sebbene gli analisti della società siano concordi nell’affermare che le operazioni aventi in oggetto le valute digitali possono esporre gli investitori e le banche a una serie di rischi, in un secondo momento hanno sottolineato come la messa al bando di Bitcoin e delle altcoin possa impattare negativamente sullo sviluppo tecnologico del settore finanziario.

“Supponiamo che questo possa rallentare la diffusione delle innovazioni guidate dalle criptovalute, le quali, per esempio, migliorano la velocità e la sicurezza dei pagamenti o la liquidità degli asset attraverso la tokenizzazione. In tal caso, ciò potrebbe indebolire nel tempo tale ambiente operativo del settore bancario russo rispetto ad altri paesi.”
In aggiunta, Fitch ha fornito un’analisi inerente le potenzialità e i rischi del rublo digitale, la «Central Bank Digital Currency» sulla quale si concentrano gli sforzi della banca centrale russa.

“Riteniamo che l’introduzione del rublo digitale possa comportare alcuni deflussi di depositi dal sistema bancario, aumentando leggermente la concorrenza per i finanziamenti e aumentando i tassi d’interesse. La Banca Centrale di Russia afferma che durante l’introduzione fornirà alle banche commerciali l’accesso alle sue operazioni di rifinanziamento nell’importo richiesto, per sostituire i deflussi di depositi e mantenere la stabilità finanziaria. Il rublo digitale potrebbe anche fornire alle banche la compensazione di nuove opportunità di generazione di commissioni. Tuttavia, l’impatto netto del credito sulle banche dipenderà dalla struttura e dall’evoluzione del progetto CBDC.”

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